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Diari di Viaggio

Una nuova sezione aperta a coloro che vogliono vedere pubblicate le loro storie e immagini senza il vincolo delle 1000 battute.

Non salite sul cammello

Non salite sul cammello
24 04, 2017
BACKSTAGE

Un viaggio in Etiopia nel deserto della Dancalia - Testo e immagini di Giulio Gilli

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Mi chiamo Giulio Cesare, e già il nome la dice lunga. Sono un pensionato di 67 anni, che fisicamente vanta una stazza pachidermica di oltre un quintale e un’altezza di più di 1.80. Ho una mole aerodinamica con basso centro gravitazionale (leggasi “panza”) e mi definirei più un’animale sedentario che sportivo, in quanto la minima idea di fare moto mi fa rabbrividire. Alla “fisicità” preferisco i passatempi intellettuali , tanto che se fossi vissuto ai tempi in cui quell’uomo di passata memoria chiedeva agli italiani < vi piace la vita comoda? > sicuramente sarei andato contro corrente nell’urlare “siiiii…“.

A questo punto vi chiederete: ma cosa centra costui con un siffatto viaggio in Dancalia? appunto ! è quello che mi sono chiesto anch’io spesso, soprattutto dopo aver letto attentamente il programma di AfroNine! Interrogandomi più volte, mi sono domandato: lo sai vero che è un viaggio-trekking e come tale devi camminare a piedi facendo fatica e non poca? lo sai che dovrai salire per ben 10 km fra sassi e massi di pietra lavica per essere in cima al vulcano Erta Alé? senza contare il percorso di altri 17 lungo il letto del wadi Saba, accompagnando le carovane di cammelli? o lungo il tratturo impervio nel Tigray per visitare la chiesa di Mariam Korkor?

Non dimenticarti, anche, che farai una vita spartana in tenda col sacco a pelo, lontano dagli agi che ti prendi solitamente quando viaggi e che dovrai alzarti prima dell’alba, quando qui in Italia spesso e volentieri l’alba per te non è mai prima delle undici; che dovrai rinunciare a quei piccoli piaceri della quotidianità, come una corroborante doccia calda o ad una tonificante rasatura “shaving cream with aftershave balm” (mon dieu!) rigorosamente inglese!

Pur avendo cercato in tutti i modi di giustificare il mio operato per aver sottoscritto questa mia adesione al Viaggio, la domanda imperativa rimaneva sempre la stessa: < ma cosa ci vado a fare io in Dancalia? > A questo punto della storia urgesi contattare l’AfroNine per avere delucidazioni in merito, ed è così che mi passano al telefono il Grande Capo, un certo Gian Marco, simpatico, brillante, un piacevolissimo affabulatore, che me la fa facile, molto facile! <…ma per la bellezza dei luoghi e per le straordinarie foto che si fanno! > - la voce del Gian Marco riecheggia suadente al telefono - < per l’appuntamento con il vulcano Erta Alé ! per la piana vulcanica Dallol! per la mitica Carovana del Sale, ultimo retaggio di un antico passato ! per l’umanità che la caratterizza: i nomadi Afar, i Tigrini, i Wollo… per le saline del Lago Giulietti, alias Afrera… per i suoi vivaci mercati settimanali… e per le bellissime donne> (ed è così che capisco, perché gli italiani hanno perso la guerra coloniale!)

Sono perplesso: non per il ricco e bel programma… è il conto dei km che non mi torna, in particolare quei fatidici mitici 10 km in salita di notte sulle pendici del vulcano !!! no, non ce la potrò mai fare ! io… privo di un qualsiasi seppur minimo allenamento ?! no, io qui ci lascio le penne, è certo !!! Ed eccolo ! ritorna la voce della sirena Gian Marco, che da abile venditore di frigoriferi agli esquimesi, mi suggerisce che si può affittare un cammello… che molti turisti lo fanno… che… che… Insomma per farla breve convince l’Ulisse di turno e decido di partire. In fin dei conti, dico a me stesso, fallo solo per l’illustre nome che porti. Dove è finito il tuo orgoglio patrio ? Ohibò vorrà dire che per un giorno, anziché sentirti un Giulio Cesare sarai un’altrettanto fiero Lawrence d’Arabia, cambierà solo l’ubicazione dei luoghi di soli pochi km sull’altra sponda del Mar Rosso… Sarà vera gloria ? ai posteri l’ardua sentenza ! E così arriva il fatidico giorno: al campo base Afar fervono i preparativi, i giovani scalpitano, gli altri partecipanti fremono… il sottoscritto no ! … ma d’altra parte non è una lusinghiera prospettiva aspettare il ritorno della comitiva qui al campo, circondato da visini d’angelo che non vi dico… e così come il mio illustre predecessore decido di partire… il dado è tratto…

Sono le ore 18, il Gian Marco dà fiato alle trombe, è tempo di partire: con gli zaini in spalla e i bastoncini ci incamminiamo… e anch’io con una certa euforia, anche se viene subito mitigata dalle prime salite sulla pietra. Forse è il caso di approfittare del cammello prenotato, che ci segue a poca distanza… Così Lawrence, al grido di non molto atleticamente e piuttosto goffamente sale in sella… oddio sella si fa per dire ! in realtà è un basto fatto da quattro bastoni incrociati e legati alle estremità inferiori, più una stuoia e due coperte e la sella è bella che fatta. I due bastoni posteriori che fuoriescono oltre la groppa dovrebbero fungere da poggiaschiena, mentre quelli anteriori da presa per il passeggero. Dopo, appena un paio di km la sella inizia a dare segni di instabilità, i due bastoni anteriori del basto si piegano in avanti costringendomi ad una posizione innaturale per il mezzo di trasporto scelto: mi sento più un Valentino Rossi su una Ducati da corsa, che il fiero condottiero Lawrence d’Arabia. Perplesso chiedo di controllare il tutto… si cerca uno spiazzo, che non è facile trovare, perché tutto intorno è pietra lavica tagliente e acuminata.

Trovato l’esiguo spazio si fa accucciare il cammello, che non è un’impresa banale, come lo è ancor meno quando si alza in piedi, perché il movimento è violento e se uno non è preparato i rischi sono due: o vieni disarcionato e catapultato in avanti con gravi conseguenze, o ci lasci i cosiddetti “cabbasisi” (per dirla alla Camilleri) e di colpo cambi sesso! Non so quale delle due è preferibile. Sistemato il tutto, in effetti le corde erano allentate oltremisura, vengono caricati gli zaini fotografici e per ultimo il condottiero risale sul “destriero” ! ma ahimè nella risalita non appena il cammello si posiziona in piedi sulle quattro zampe si ode un secco ! un grosso bastone del basto cede, la sella improvvisamente si gira da un lato e mi scodella a terra negli unici pochi restanti centimetri di superficie lasciati liberi dall’animale.

Un dolore acuto, fortissimo, mi toglie il respiro. Sono immobile, non dò segni di vita. Mi tornano alla mente le parole del Manzoni, che calzano alla perfezione < Ei fu siccome immobile dato il …> E’ fatta: Kaput. Un silenzio assoluto si fa strada, tutti sono ammutoliti… la nuvola di polvere, che ha sollevato il mio corpo nella caduta, lentamente si deposita. Apro gli occhi: quattro fari nella notte (sono gli occhi spalancati e luminescenti di Benjamin e di Gian Marco) mi fissano a non più di 20 centimetri dal viso…

Mi ausculto in cerca di segni predittivi: per fortuna nessuno in particolare… temo molto per l’anca, per la testa del femore, in questa terra dimenticata da Dio e dagli uomini, a oltre mille km dal più vicino ospedale. Bisogna alzarsi per verificarne la tenuta e la mobilità. Per fortuna tutto OK ! Molto bene ! Poteva andare peggio, molto peggio ! Ora si può anche ridere e scherzarci sopra. Sento, infatti, un forte odore di cacca… non sono io ! forse il cammello? o forse il Gian Marco? non lo confesseranno mai, neanche sotto tortura ! Il cammello e il cammelliere se ne vanno subito per i fatti loro, senza aspettare. Noi, preceduti dalla guida e dal poliziotto Afar, procediamo lentamente. Tutti sono intorno a me come tante guardie del corpo. Di qui alla meta, mancano circa 7 km in salita. Stringo i denti e con l’aiuto dei bastoncini salgo fino in cima. Arrivo alle 23 un’ora dopo gli altri, accolto da un caloroso applauso del gruppo e da mia moglie incredula, che non riesce a capacitarsi della mia presenza < possibile tu a piedi fin qui ? e per di più dopo essere caduto dal cammello?>

Colgo qui l’occasione per ringraziare Gian Marco e Benjamin, per le attenzioni che hanno avuto nei miei confronti. In particolare Gian Marco, per la sua costante, immutata vicinanza e conforto morale, esternata anche il giorno dopo nella discesa al campo base, dove lungo il percorso il forte caldo (oltre 42° gradi !) mi gioca l’ultimo brutto scherzo… sono disidratato al massimo, nonostante l’abbondante acqua bevuta, e Gian Marco mi fa dono della sua ! Un gesto molto generoso che gli vale la promozione sul campo di Angelo Custode ufficiale. Voglio anche volgere un pensiero a San Gabriel che ha interposto la sua santa mano fra la roccia e il mio corpo proteggendomi da conseguenze che avrebbero potuto essere ben più gravi di quelle che in realtà sono state. A tutti vada il mio sentito GRAZIE.

Concluderei affermando che nonostante tutto è stato uno fra i più bei viaggi da me fatti, nel quale ho riscoperto il piacere della tenda e del sacco a pelo, dell’incommensurabile bellezza dei luoghi, dei silenzi ovattati, di carovane ondeggianti, di volti intensi e di sguardi furtivi e soprattutto di infiniti cieli stellati, tremuli nell’aria tersa e secca sopra la mia testa, sdraiato nel sacco a pelo. Oggi per nulla al mondo cambierei una notte così in tenda con un hotel a cinque e più stelle. Ritornerò, presto, anche perché mi è rimasto un conto aperto con l’Erta Alé…

Giulio Gilli

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