Storie di Mille Battute

Tutte le nostre storie, raccolte nei viaggi di una vita. Reportage di esperienze vissute sul campo, raccontate con immagini e parole.

Sarajevo: citta' reduce

Sarajevo: citta' reduce
21 03, 2016
BACKSTAGE

Impressioni a Sarejevo, i segni della guerra dopo 20 anni.

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Storia in Mille Battute

Sarajevo nonostante abbia salutato la guerra più di vent’anni fa porta ancora addosso i segni del conflitto. Con un piede nel passato si arriva alla Baščaršija, l’antico bazar, il quartiere turco e centro culturale della città, dove il muezzin chiama alla preghiera mentre in sinanoga si celebra il Shabat. Sarajevo però non è solo melting pot religioso, quel piede porta anche davanti agli edifici passati alle armi dalle mitragliatrici dei cecchini, per arrivare più lontano agli 800 metri di tunnel che rappresentavano la fuga dall’occupazione serba. Sarajevo è una città reduce, dove il museo permanente dell’orrore di Srebrenica condivide il terrore delle migliaia di “niŝan” nei tanti cimiteri sparsi, senza piani regolatori, per la città: durante la guerra, l’esercito serbo concedeva solo qualche ora di cessate il fuoco per seppellire i cadaveri. “Non dimenticare” sembra dire la città a chi la vive e a chi la incontra per la prima volta: sui suoi marciapiedi le sue “rose” a ricordo delle granate sparate sulla città durante l’assedio.

“Quell’anno fino a maggio le parole patirono l’inferno per dare calorie.
Nel terzo dell’assedio bruciò lo scaffale del teatro,
prima Brecht, poi alla rinfusa Strindberg, Shakespeare, Racine,
infine con le lacrime anche Čechov.
Il quarto anno toccava alle poesie,
ma la guerra finì e le risparmiò.
Classifica del fuoco: ultima destinata la poesia,
in guerra la più urgente.”
(Erri De Luca, “Classifica del fuoco” da L’ospite incallito)

Matilde Morselli, 2015

Matilde Morselli

Nasce a Ferrara nel 1982 e sceglie la fotografia come mezzo espressivo dopo aver compiuto studi nel campo della moda e del design. L’educazione all’immagine e lo studio dell’arte, hanno contribuito in maniera profonda alla crescita artistica che prende le mosse dalla fotografia glamour e artistica per arrivare alla fotografia sociale, punto fermo della sua ricerca, arricchita dalla sensibilità e dalla poesia che solo l’ “Esistenza” può dare. Dall’interesse per l’uomo e per l’ambiente in cui vive, nel quale soffre e spera, nascono tutti i suoi progetti, la cui dichiarazione d’intenti comune porta a riflettere e a conoscere, a raccontare esistenze ed esperienze.

La visione del suo mondo prettamente in bianco e nero è racchiusa in una strofa:
"If I could make the world as pure and strange as what I see"
"Pale Blue Eyes" The Velvet Underground

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