Carovane del sale

Carovane del sale
15 03, 2017
BACKSTAGE

Reportage Etiopia 2017 | Foto di Andrea Moroni e Milena Baldizzone e testo di Milena Baldizzone


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Storia in Mille Battute

Quando le vedi la prima volta, sul greto sassoso di un torrente che scende dall’altopiano, ne rimani incantato. Decine e decine di dromedari, forse qualche centinaio, camminano con il loro pesante carico di lastre di sale ondeggiando lenti all’unisono, in fila, legati tra loro, a spezzarne la continuità piccole schiere di asinelli. Loro, saggi, sono liberi, senza un conduttore, sanno bene trovare la strada da soli. Ma quando le incontri nella Piana del Sale, stagliarsi all’orizzonte avvolte dalla luce calda del tramonto, là dove il sale concreziona velocemente tutto ciò che ha l’ardire di posarsi sul suolo, il loro incedere lento e cadenzato è quasi ipnotico; sembrano come sospesi sull’orizzonte indefinito. Se si ha fortuna le si può vedere rispecchiare in qualche effimera lama d’acqua che ristagna sulla crosta salina. Di notte, con il sole che cede il passo ad una piacevole brezza calda, continua la loro marcia sui terreni sassosi accidentati, dalla Piana del Sale a Berhale e ritorno, avanti ed indietro, inesorabili. Sanno di qualcosa di antico, di primordiale… A capo di una colonna di alcune decine di dromedari ci sono loro, i conduttori delle carovane, uomini esili, i visi segnati dal tempo, un panno in testa l’unica concessione al sole inclemente, le braccia appese ad un bastone appoggiato, orizzontale, dietro la nuca. Da un drappo avvolto intorno ai fianchi, la futà, spuntano gambe affilate e sottili, i piedi induriti in sandali di gomma, per noi impensabili su terreni così irregolari e cocenti, i muscoli sottili, lunghi e asciutti come una pelle tesa su di un tamburo. Compiono i loro passi leggeri e lenti con dignità, senza far trasparire alcun segno di fatica, anche se puoi scorrere le loro fronti perlate di sudore, nei loro sguardi nessuna traccia di preoccupazione per il domani. Alcuni ti osservano, altri sorridono, i più, indifferenti alla nostra presenza, che importanza possiamo avere per loro? D’altro canto vivono per la maggior parte dell’anno come dentro una bolla, il loro piccolo microcosmo, è la carovana che si sposta con loro. Portano con sé su di un dromedario le poche cose di cui hanno bisogno, il tappeto per la preghiera, le ghirbe e le taniche per l’acqua, il cibo per gli animali. Il resto è sale. Se ti avvicini puoi sentire il piacevole suono della delicata crosta di sale che si frantuma sotto ogni passo; a volte gli uomini cantano una sorta di litanie, forse sono le loro preghiere, forse storie che si tramandano di padre in figlio. Avrei voluto entrare un poco nel loro mondo, delicatamente, in punta di piedi. Mi chiedo come saranno le loro vite nei mesi in cui si fermano le carovane, quali le loro paure, dove si trova la loro famiglia, quanto tempo passeranno con i figli, se hanno dei sogni. Mi congedo da quei luoghi sicura che quelle immagini rimarranno, vivide, scolpite per sempre nella mente.

Milena Baldizzone, 2017

Milena Baldizzone - Andrea Moroni

MILENA BALDIZZONE

Classe 1971, geologo di formazione, è nata ad Acqui Terme (nel bassissimo Piemonte) ed ora vive a Vercelli. Innamorata perdutamente del mare, è appassionata di Africa e America Latina, adora gli animali e la cucina (sia attiva che passiva); da alcuni anni si è insinuata tra le sue passioni anche la fotografia. Perennemente in viaggio (quando non con il corpo, sempre con la mente e lo spirito), è irrimediabilmente affetta da curiosità; ama uscire dai propri confini per tentare di capire, arricchirsi, lavar via preconcetti, confrontarsi con l’altro, stupirsi. In fondo, come scriveva Terzani, ‘basta lasciarsi andare, darsi del tempo, stare seduti ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo e seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, un incontro, magari l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo ed insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità…Ogni posto è una miniera ed è esattamente là dove si è: basta scavare.


ANDREA MORONI

Nato nel 1976, vive a Domodossola: profondo nord, tra laghi e montagne del Piemonte. Ingegnere Civile, lavora dal 2008 per la Regione Piemonte occupandosi di Opere Pubbliche e Tutela dell’Assetto Idrogeologico. Folgorato dai paesaggi del sudamerica e affascinato dalla cultura africana e mediorientale, da diversi anni è affetto da una (non tanto) rara malattia che lo costringe periodicamente a migrare verso sud – quel “prurito alla pianta dei piedi che mi spinge a vedere che diavolo si nasconde dietro l'orizzonte, a sapere come vivono, sentono, amano, odiano, mangiano e bevono, le genti di altre terre”, di cui parla Sepulveda in Patagonia Express. Quando torna a casa tenta sempre di contagiare il prossimo con le sue fotografie. Tutti dicono che è bravo, ma lui non ci fa caso e sa che lo scatto migliore è quello che deve ancora fare.
Flickr: https://www.flickr.com/photos/bandytam/
Instagram: andreamoroni76

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