Donne frustate

Donne frustate
07 03, 2014
BACKSTAGE

Un rituale che a noi occidentali sembra terribile e privo di senso, crudele e inumano. Eppure, per le donne Hamer essere frustate dagli uomini durante i festeggiamenti che precedono la cerimonia del salto del toro è motivo di vanto. E' un segno di attaccamento alla tribù e di affetto nei confronti di chi effettua il passaggio all'età adulta. Inoltre è testimonianza della capacità di sopportare il dolore. A noi non resta che guardare, ammirare la loro capacità di resistere alla sofferenza e cercare di comprenderne i motivi, senza giudicare.

Galleria fotografica


Storia in Mille Battute

Giovani e vecchie donne Hamer ballano insieme prima della cerimonia del salto del toro: le treccine impastate di terra rossa scintillano al sole, nel fragore di sonagli e trombette. Poi d’improvviso il ballo si interrompe. I Maz, uomini già iniziati, avanzano portando con sé fascine di verghe sottili. Le donne corrono loro incontro, li circondano uno ad uno, li sfidano. Ogni uomo osserva la calca, sembra quasi voglia sfuggirla. Ma quando alza il braccio armato di verga, è il segno: è pronto! La donna davanti a lui, la prescelta, sembra illuminarsi: resta in attesa a testa alta, saltellando; le altre si scostano. Parte una sorta di duello: qualche attimo, interminabile. Poi la frustata rituale colpisce e lo schiocco fa sobbalzare chi assiste. Uno, due, tre colpi. Non un urlo, non un cedimento. Nulla lascia trasparire la sofferenza: solo il sangue delle ferite racconta la violenza del gesto. Nel sorriso di chi è stata colpita brilla l’orgoglio: cicatrici perenni testimonieranno quanto vale.

Enrico Madini, Dicembre 2013

Enrico Madini

Sono medico e istruttore subacqueo. Fotografo solo per passione. Ho trascorso parte della mia infanzia a viaggiare in tutta Italia, seguendo mio padre costretto a muoversi per il suo lavoro. Ho persino vissuto da piccolo due anni in Tunisia, paese di cui ho ricordi vivissimi: le onde del deserto, il vento caldo, i tramonti infuocati. Ho trascorso complessivamente più un anno in Kenya e a Zanzibar. Ho viaggiato in tutto il mondo per scoprire le meraviglie dei fondali marini, ho viaggiato per vedere, ho viaggiato per fotografare, ho viaggiato per evadere... come molti ho viaggiato anche per dimenticare. La passione per la fotografia, nata inizialmente per ricordare le barriere coralline e i mari blu, in seguito si è concentrata sui reportage e sulla fotografia di viaggio. Con le mie macchine cerco di fermare attimi, impressioni, episodi e ricordi. Non sono un fotografo naturalista: mi interessano le persone, le etnie, le storie, i riti, le cerimonie. Tutti ci possono insegnare qualcosa: valori perduti, capacità di vivere il tempo, punti di vista alternativi. Il viaggio serve a questo, a scoprire in altri o grazie ad altri qualcosa di noi. Ma, soprattutto, a scovare possibilità, infinite possibilità...

PREMI E RICONOSCIMENTI

- La fotografia Dancalia si è classificata prima nel concorso “Mondo – Passione senza confini 2015” organizzato dalla Lonely Planet Italia.
- La fotografia Dancalia è stata selezionata tra le dieci immagini finaliste nella Categoria Travel Sezione Non Professionisti del Sony World Photography Award 2015
- Il reportage “Donne Frustate” sulle donne Hamer in Etiopia si è classificato al terzo posto nel Premio Passaggi 2014.
- Il video subacqueo “Caccia” ha ottenuto nel 2001 il Premio Speciale della Giuria di Antibes e nel 2002 il Primo premio nel concorso videosub di Faenza, il Primo premio nel concorso della Historical Diving Society di Viareggio e il terzo posto nel concorso di Rognac sur Mer.
- Dal 2013 collaboro con il sito Mille Battute


CITAZIONE PREFERITA

La felicità è conoscere e meravigliarsi.

Jacques-Yves Cousteau, 1960

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