La risposta

La risposta
22 09, 2016
BACKSTAGE

Un incontro davanti alla Moschea d'Oro di Samarcanda. Un viaggio in Uzbekistan.

Storia in Mille Battute

Seduta sul ciglio di un giardino verdissimo, aspetto che gli amici scendano dal minareto della Moschea d’Oro. Un ragazzo si siede accanto a me. Diciott’anni, all’incirca. Parla francese?, mi chiede, in francese, per l’appunto. Gli dico che sì, lo parlo, anche se la mia lingua madre è l’italiano. Prosegue, distinto, per domandarmi: ha tempo per parlare un po’ in francese con me? Non sono stupita. A Milano lo sarei stata. Ma qui la gente, se ti vede straniero, ti sorride, ti saluta, si avvicina per conoscerti, ti racconta un po’ di sé. Con garbo, mai inopportuna, senza insistenze. Un piccolo scambio cordiale di qualche minuto. Certo che ho tempo, rispondo, e gli chiedo se ancora sia uno studente, che liceo frequenti in città. Si presenta porgendo la mano: Islombek. Mi spiega della scuola, mi preannuncia che vuole diventare la migliore guida turistica di lingua francese della città. Poi fa segno verso un gruppo di ragazzi, sull’altro lato dell’aiuola. Loro sono i miei compagni di istituto, spiega. E a quel cenno, la piccola nuvola di gioventù si sposta e si raduna tutt’intorno a noi. Si siedono, si presentano a loro volta, chiedono il mio nome, che lavoro io faccia. Una delle ragazze si informa se io parli anche inglese e così giochiamo al rimbalzo, domande e risposte in più lingue. Un vortice di allegria mi circonda. A un certo punto, Islombek, carino come il protagonista di un telefilm, mi fa: - Elle est ma petite fille - e indica una ragazza di fronte a me. Petite fille è un’espressione del cui significato non sono certa, così chiedo: - Islombek, aide-moi: qu’est-ce-que signifie petite-fille? Je ne suis pas sure… - Que… elle est mon amour – dice Islombek. Se è vero che, come scrisse Calvino, di una città non apprezzi le sette, o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda, questa mattina, Samarcanda di certo mi ha risposto.

Sabrina Minetti, 7 luglio 2016

Sabrina Minetti

Nata a Milano, ha ascendenze trentine, austriache, pugliesi e, pare, giamaicane. Vive a Milano. Con la partecipazione all’antologia benefica 365 storie cattive è iniziata nel 2010 la sua avventura di autrice. Ha scritto il romanzo L’isola dei voli arcobaleno (Autodafè Edizioni), storia ecologica di pacifica sovversione ambientata in un’isola di fantasia ispirata all’isola di Lampedusa, finalista a Sanremo Writers 2012 e primo classificato al premio Lago Gerundo 2014. Dell’Isola dei voli arcobaleno ha pubblicato con Autodafè uno spin off,  L’unica cosa reale, racconto lungo sugli imprevedibili risvolti della concomitanza dei Mondiali di Calcio 2014 con la presenza dei profughi nei Centri di Identificazione e Espulsione dell’isola. Ha pubblicato in seguito il romanzo breve #librosospeso (dEste Edizioni), favola moderna sulla storia vera di una libraia indipendente di Milano, per molti mesi in vetta su Amazon nella versione e book. Suoi racconti sono in Milano Forte e Piano 1 e 2 (Happy Hour), Delitti d’acqua dolce (Lampi di stampa), Giallolago (Eclissi), Morto e mangiato (ilmiolibro), Il negozio, I sommersi, Racconti mondiali (Autodafè), Delitti d’estate (Novecento), con cui ha introdotto il personaggio del reporter investigativo Darko Malkasi, Delitti di lago (Morellini), 10 novelle in cerca di sogni (B&B), Cartoline di Natale (Meme Publishers), Exponovels (dEste), Storie d’impresa (av)vincenti (dESte), Il campo di pomodori e altri racconti (Morellini), Tango argentino e altri racconti (Morelini) e su Tornogiovedì, rivista letteraria di cui è stata caporedattrice. Nel 2016 Edizioni dEste ha dato alle stampe il suo romanzo Sabbia Sand, firmato con lo pseudonimo Eva F Dewalker. Scrive di libri e cultura su Mondo Rosa Shokking. È editor per dEste Edizioni. Ha ideato e/o condotto numerosi eventi letterari e presentazioni, anche in TV e in radio. Suoi monologhi sono stati trasposti per il teatro da Creartheater. Lavora per la Fondazione Capac Politecnico del Commercio e del Turismo, come progettista di formazione. Ha collaborato per sei anni con l’Università degli Studi di Milano come tutor e cultore della materia ed è parte del team dell’acceleratore di impresa Rancilio Cube, per cui si occupa di comunicazione e progetti culturali, fra cui la curatela dei libri di narrazioni letterarie di storie d’impresa del progetto Mamma, che impresa!.

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