Ruote di preghiera

Ruote di preghiera
06 12, 2013
BACKSTAGE

Sono a Lhasa, appena atterrato. E già sulla scaletta dell’aereo manca il fiato, per ora solo a causa dell’altitudine di 3.650 metri. Arrivo velocemente in città, catapultato nel suo millenario cuore: il vecchio quartiere tibetano, ultima roccaforte sopravvissuta al dilagante “impero cinese”. Anche qui mi manca il fiato, stavolta per quella magica e soprannaturale aria di fede e misticismo che si respira. Attorno al tempio del Jokhang migliaia di pellegrini e di nomadi Drogpa si prostrano a terra in preghiera, davanti al tempio stesso non si trova nemmeno lo spazio per passare. Inizialmente mi sento fuori posto, poi pian piano anche io, uomo bianco con la macchina fotografica, prendo il mio posto nella gigantesca “ruota di preghiera” del buddismo tibetano. Mi sento accettato e circondato da mille sorrisi, che mai più potrò dimenticare.

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Storia in Mille Battute

Quotidianità, manifestazione di fede, naturale prolungamento del corpo, oggetto di vita e di culto. Queste sono le ruote di preghiera, note anche come “ruote della legge”. Onnipresenti in tutto il Tibet, in Nepal e Ladakh, sono mezzo di crescita spirituale e di guarigione interiore. Si crede che far ruotare i cilindri porti benefici a tutti gli esseri viventi. File di ruote e infinite file di fedeli rendono questa pratica qualcosa più di un semplice movimento rotatorio. All’interno di ogni ruota vi è arrotolato un mantra, preghiera buddista. Ad ogni giro della ruota corrisponde la recitazione del mantra. Lo stesso le bandiere di preghiera dai cinque colori, simbolo supremo del buddismo tibetano. Presenti su ogni passo di montagna e in ogni luogo di culto, in balia costante del frizzante vento che ne diffonde lo spirito per arrivare il più lontano possibile. Per i tibetani, le ruote e le bandiere di preghiera sono uno stile di vita. Per l'uomo tibetano la maggiore preoccupazione non è cosa fare durante il giorno ma cosa essere nella propria esistenza.

Giovanni Miceli, 2012

Giovanni Miceli

Nato il 31/10/1973

Ho studiato psicologia e sono laureato in pianoforte classico. Per anni ho insegnato questa affascinante materia. Ho suonato per professione, insegnato per vocazione e viaggiato per passione. Oggi suono per piacere personale e viaggio per professione. O meglio organizzo viaggi e accompagno persone alla scoperta di luoghi meravigliosi e unici. Per diversi anni mi sono dedicato quasi esclusivamente ai viaggi subacquei in Mar Rosso, Maldive, Costa Rica e Indonesia. Oggi ho finalmente messo "la testa" fuori dall'acqua visitando soprattutto paesi con un alto contenuto antropologico come l'Etiopia e il Tibet. Per me il viaggio è scoperta, curiosità, condivisione e arricchimento. Le sorprendenti culture che incontriamo durante le nostre spedizioni hanno tanto da insegnarci. Viaggiare apre la mente e rende liberi e per questo, quando possibile, porto con me la mia bambina di 4 anni. Mi piace pensare che da ogni viaggio tutti possano portare a casa insegnamenti utili a una crescita personale e sociale. Fotografando, scrivendo ma soprattutto usando gli occhi e il cuore.

CITAZIONE PREFERITA

Non ho mai incontrato un uomo così ignorante dal quale non abbia potuto imparare qualcosa

Galileo Galilei, 1594

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